15 giugno 2012

§ Premio G. von Rezzori: M. Ondaatje e Noche española a Firenze


Una settimana a Firenze, fra i suoi viali e palazzi, con lo slalom fra cinesi, americane bionde intente a bere Jägermeister, scosciate sulle scale del duomo, spagnoli spaesati, brasiliane intortate da italiani e famigliole meridionali che ammirano le vetrine di Gucci ti tiene a occhi sgranati.

Il cielo sembra dipinto. La gente lo spazio lo occupa e se lo gode: strade, piazze, panche, chilometri di lungo fiume; è un modo a cui non sono abituata, molto diverso da Trento.

Il 13 è iniziato il “Festivaldegli Scrittori”, 3 giorni di eventi letterari che culminano questa sera con l'assegnazione del premio Gregor von Rezzori per la scrittura e quello per la traduzione. Il festival è organizzato dalla Santa Maddalena Foundation - "A Place for Writers", come si legge sul sito, ovvero un ritiro dove scrittori e umanisti possono trovare tempo e tranquillità per scrivere e studiare.
Nel Board of Advisors della fondazione ci sono anche Pedro Almodovar, Isabella Rossellini, Robert Wilson e Bernardo Bertolucci. 

La lectio magistralis di Michael Ondaatje sull'Arte meticcia/Mongrel Art, che ha aperto il festival, è stata anche l'occasione per mettere il naso in sale affrescate opulente come a Palazzo Medici Riccardi, e il recital Noche española quella per vedere Bernardo Bertolucci ieri sera fra il pubblico del teatro Odeon.
 


affresco - soffitto sala L. Giordano, 
Palazzo Medici Riccardi (Firenze)

Mescolata a un pubblico elegante, signore profumate coi capelli cotonati, accenti internazionali e abbronzature perfette, a dirla tutta, ieri sera al recital ho visto anche due signore addormentate, mentre la spagnola Ruth Gabriel e Fabrizio Gifuni si alternavano in letture da opere spagnole, da Cervantes a Quevedo a Borges. 
La recitazione di Ruth Gabriel (in sostituzione di Marisa Paredes), non mi è piaciuta: perché attori e doppiatori spagnoli interpretano così spesso con un finto e marcato entusiasmo sospirato che sembra la soglia dell'orgasmo? Lo ignoro, ma ho notato che lo fanno spesso.

Delle letture di Gifuni, era molto bello l'incipit italiano di “Un corazón tan blanco”, di Javier Marías, titolo che ricordo nominato fra i banchi dell'università e che ho inserito nella lista dei prossimi libri da leggere. 

 
da Noche española, recital con Ruth Gabriel e Fabrizio Gifuni
 
Ondaatje finora lo conoscevo solo di nome; per quanto noto, un oratore che legge il testo scritto tenendosi lontano dal pubblico mi lascia sempre un po' perplessa. Non di meno, il suo intervento sulle contaminazioni fra discipline artistiche, la sua esperienza di scrittore e la sua “inesauribile fame” di arte meticcia aveva spunti interessanti, come questo, che riporto dal testo bilingue della lectio magistralis:

«C'è un'altra storia in cui mi sono imbattuto mentre facevo le ricerche per Il paziente inglese. Un giorno uno dei migliori e più esperti artificieri inglesi scese in un tombino per disarmare una bomba, ma subito dopo ne scappò fuori urlando. E disse di aver visto un ratto. La sua squadra mandò giù un uomo con un fucile per sparare al ratto, dopo di che l'artificiere si calò di nuovo nel tombino, fischiettando, con la più bella calma del mondo.
(…) è una storia troppo conclusa in se stessa – autosufficiente, non evocativa. Per me, funzionano soprattutto le storie narrate a metà. Se mi avessero detto solo che c'era un geniere terrorizzato dai topi, avrei potuto scriverci sopra pagine e pagine.
Spesso è proprio quando non riesce a trovare il pezzo d'informazione di cui avrebbe bisogno che lo scrittore si vede costretto a improvvisare, e il libro decolla.»

«There was another story I discovered when researching The English Patient. One of England's best bomb disposal experts descended into a man-hole to dismantle a bomb, but then suddenly climbed out screaming. He said he had seen a rat down there. There his squad sent a man with a rifle to shoot it, after which the bomb disposal officer went back down into the darkness, calmly whistling.
(…) the story was too complete in itself – self-sufficient, rather than suggestive. What works best for me is the half told story. If I had been just told about a sapper who feared rats, I could have run with it for pages.
Often, it is precisely when a writer cannot find the evidence in research that he or she needs, that the writer will improvise, and the book takes off.»


Dalla Noche española ho tratto spunti per arricchire le lezioni di traduzione spagnolo>italiano del prossimo anno accademico.
Dalla Santa Maddalena Foundation un po' di invidia per quella vita agiata che consente di dedicarsi solo allo studio, alla scrittura, alla traduzione, per giunta in un luogo toscano riparato e stupendo, e un po' di sollievo, se è vero che qualche mecenate ancora esiste.


Interessante, sul sito della fondazione, questo articolo su vicende traduttive:





 tramonto sull'Arno







a.d.Firenze, 14.06.2012

2 commenti:

Annalisa Dolzan ha detto...

http://www.stamptoscana.it/articolo/spettacoli/fabrizio-gifuni-il-mestiere-delle-parole?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Annalisa Dolzan ha detto...

http://www.mangialibri.com/node/10566