11 luglio 2012

Hadi: Down & Out in Italy and Trento*

'Scrivere è scavare dentro me stesso cercando l'ignoto negli angoli bui della mia anima, o ciò che ho perso'.
Se me lo avesse scritto B. lo avrei amato alla follia


Ma queste parole sono di Hadi, un signore marocchino che è stato mio ex studente in un corso del Fondo Sociale Europeo e che ho ritrovato negli ultimi mesi, sempre seduto a leggere, ora che è bel tempo, su una panchina sotto un salice, appena fuori dal centro di Trento.
Domani gli porterò due libri, perché ama leggere. e perché oggi pomeriggio
mi ha raccontato che l'anno scorso, quando per un problema ha dovuto lasciare il dormitorio di Trento dove stava, gli hanno rubato le cose che aveva lasciato in cantina.
Una televisione, un decoder, una valigia di vestiti e di scarpe – 7 paia – “ho le scarpe da inverno e quelle da estate” – e i libri. Allora è andato a protestare, a cercare di capire chi avesse preso le sue cose e farsele ridare. Dei vestiti non mi importa, ma i libri li voglio indietro” - mi ha raccontato che ha minacciato il direttore della struttura di scatenare un putiferio se non ricomparivano le sue cose. L'indomani lo hanno chiamato al telefono: i libri erano stati riportati.


Gli porterò “Candide” e “La peste”, in francese, così avranno finalmente chi li apprezza, questi testi del liceo che da oltre 20 anni nessuno apre.
E poi “Viaggio in Portogallo”, di Saramago.


Di solito non mi guarda, Hadi, quando mi parla. Forse ingenuamente, pensavo a una differenza culturale, magari da uomini musulmani. 
Dopo avermi fatto leggere le sue parole oggi Hadi mi ha guardato negli occhi.






(*dedicated to Orwell)

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