21 dicembre 2012

"Più libri più liberi" - di sbadigliare.


Dal nostro inviato alla Fiera nazionale della piccola e media editoria di Roma,  LDF

Non c’è più la casa editrice celtica valdostana, la brunetta delle edizioni anarchiche non indossa più una gonna a fiori e teschi, il padiglione sardo ce lo siamo giocato e quel diavolo di Angelo Quattrocchi è andato a sfottere i santi in paradiso direttamente a domicilio. Non somigliava, come in passato, ad un carnevale delle idee, l’ultima fiera della piccola e media editoria di Roma
Sarà forse, anche, perché dopo un decennio la formula avrebbe bisogno di qualche novità. Senza, quello scatolone di idee che il palazzo dei congressi di Roma diventava a cavallo del ponte dell’immacolata, somiglia al tempio di un rito. Il presidente della Provincia con televisioni al seguito che si fa intervistare davanti allo specchio della Minimum Fax ha dato, in effetti, la misura di una istituzionalizzazione.
Umberto Eco tra gli ospiti d’onore, dimostra che la piccola editoria ha raggiunto una sua autorevolezza, ma a prezzo di rinunciare a sviluppare temi e personaggi propri. Del resto, Marcello Baraghini, colui che vent’anni fa coi suoi libri a mille lire permise a Epicuro di vendere più di Bruno Vespa, da anni snobba la manifestazione. La generazione del boom del settore, quello registrato soprattutto a Roma negli anni ’90, incanutisce e ingrassa. Le pubblicazioni di temi che la grande editoria evitava, i romanzi di denuncia, gli approcci laterali, mai fini a se stessi, oggi cedono il passo al water che la Toilette sfoggia sul bancone. “E se faccio cilecca?” “ci lecchiamo” dice un libretto umoristico. Le edizioni Socrates lo offrono a metà prezzo, è uscito da anni, con tirature che non presumiamo milionarie.
Solo pochi anni fa qui la cultura un sessuologo la dissacrò intervenendo alla presentazione di un suo libro accarezzando un violino.

Abbiamo cercato Il caso e il vento, casa editrice femminista che esplorava nuove forme di distribuzione; ci hanno informato che sta chiudendo. La Palomar, che fino ad un paio di anni fa era la più grande casa editrice a sud di Napoli e a nord della Sicilia, si è estinta insieme a colui che l’aveva fondata, Vincenzo Cosma, un passato nella Einaudi, quella di una volta. Alberto Castelvecchi già da un po’ parla ex cattedra, quella confindustriale della Luiss.
Case editrici che si atteggiano a grandi ce ne sono sempre state, ma erano il rumore di fondo che permette di far risaltare i fuochi d’artificio. Oggi anche Terre di mezzo, coi suoi libri sempre intelligenti, sempre all’avanguardia, sempre stimolanti, non pare uscire dal suo collaudato binario. “Il mio promotore non aggredisce più” ci ha ammesso qualche tempo fa un editore maremmano, le mani ai reni, afflitto dai reumi. I soci di casa editrice del quartiere universitario ci hanno invitato a Bolsena per la presentazione di un libro argentino con tanto di balli e grigliata; a Roma, intanto, facevano una pausa caffè con pochi maccheroni dentro un thermos. Perché affittare una sala costa duecento euro all’ora, che sommati ai 3000 dello stand persuadono gli editori a condividere uno strapuntino, e a ridurre al minimo gli eventi.
Eppure i conti, come, ci è parso, tanti visitatori degli anni passati, non tornano. Perché trovare un parcheggio è un’impresa, perché per raggiungere il bar o anche solo una sedia bisogna sgomitare, perché l’entrata costa sei euro. Soldi sottratti agli spiccioli che un italiano medio destina alla lettura.
Per fargli allargare i cordoni le vecchie idee, il volantinaggio, le caramelle in regalo, le magliette in vendite non bastano più. E la corsa alla menzione dell’ultimo uscito nella diretta di Fahrehneit pare una gara tra ruffiani.
È l’intero panettone – il palazzo dei congressi lo ricorda – della piccola editoria che andrebbe scoperchiato. A meno di non ridursi ad una versione minore del Lingotto di Torino. Perché allora l’anno prossimo, la fiera non farla nel vecchio stadio Flaminio? Chiacchierarne sull’erba, magari, cambierebbe anche i libri.

1 commento:

Anonimo ha detto...

aggiornamento: l'anno prossimo la fiera si dovrebbe tenere nella Nuvola di Fuksas.