23 settembre 2013

"Parole di Moda" - Un nuovo progetto per una professionalità consolidata



Floriana Grieco è una traduttrice freelance specializzata nei settori moda e lusso.  
È socio aggregato AITI (tessera n. 213072) e le sue lingue di lavoro sono l’inglese e il francese.


Floriana si è laureata in Lingue e Letterature straniere a Bari e si è specializzata in traduzione tecnica, economica ed editoriale presso l’ESIT di Parigi, città dove ha vissuto per 6 anni.

Dal 2008 è rientrata in Italia, a Trento, dove attualmente vive, traduce e insegna presso l’Istituto Superiore per Interpreti e Traduttori (ISIT), 
Le sue grandi passioni sono la danza, la letteratura, la moda, le percussioni, la cucina indiana.



ad: Ci vuoi parlare del progetto PAROLE DI MODA ? Come e perché è nato? A chi si rivolge?

FG: Il progetto Parole di Moda  nasce da un sogno che coltivavo da tempo, ovvero quello di entrare in contatto diretto con i potenziali clienti dei miei servizi di traduzione, perché so che una buona traduzione nasce anche dal confronto traduttore-cliente, confronto non sempre possibile, o altrettanto efficace, quando si passa per un’agenzia di traduzione.
Inoltre desideravo offrire un servizio altamente specializzato, che interessasse i miei principali settori di lavoro: quello della moda e dell’industria del lusso. 
 Il mio sito web si rivolge alle piccole e medie realtà operanti nella moda, nel tessile, nella pelletteria, nella gioielleria, nell’orologeria, nella cosmetica… Potrebbe trattarsi, ad esempio, di case di moda o manifatture orologiere come di agenzie che si occupano di comunicazione per le realtà che ho appena citato.
I contenuti e la grafica del sito ParolediModa vogliono proprio sottolineare la grande famigliarità che la mia collega Raffaella De Tommasi ed io abbiamo con i settori moda e lusso, nostro campo di lavoro da ormai una decina d’anni.

ad: In un momento in cui tutti parlano di crisi, il mercato della traduzione è inondato di mediocri, sprovveduti e improvvisatori - sia clienti che aziende e agenzie sfruttatrici - ha un senso, pensare a questa professione come un canale per il futuro? Penso soprattutto ai giovani che se lo stanno creando.

FG: Ritengo che la traduzione continui ad essere un canale professionale interessante e ricco di potenzialità, ma a condizione di non improvvisare e di andare nel senso di un’elevatissima specializzazione. 
Le aziende sono sempre più alla ricerca di esperti non solo della lingua, ma anche della cultura afferente ai paesi in cui una determinata lingua è parlata e a queste competenze fondamentali deve aggiungersi una conoscenza approfondita di uno o due settori, così da potersi distinguere dagli improvvisatori che sanno (forse) utilizzare un dizionario bilingue, ma non conoscono le peculiarità delle realtà per cui traducono.
Nel nostro caso, ad esempio, essere altamente specializzate significa conoscere il settore dall’interno, essere costantemente aggiornate sulle sfilate, sulle acquisizioni dei marchi da parte dei grandi gruppi internazionali, leggere le riviste settoriali, prestare attenzione all’introduzione di nuovi termini o modi di dire che accompagnano le novità della moda e quindi captare le nuove tendenze del linguaggio nei nostri settori lavorativi… e tanto altro.

ad: Che aspettative avete per il futuro?

FG: Il nostro desiderio e la nostra speranza sono di riuscire ad affermare la nostra professionalità attraverso questo progetto e costruirci pian piano un portafoglio di clienti diretti, da curare e coltivare. Anche attraverso i social network, speriamo di riuscire ad evidenziare le nostre competenze e quindi diventare un punto di riferimento e un valido supporto linguistico e culturale per piccole e medie realtà che operano per l’industria della moda e del lusso.

ad: Quali sono le maggiori difficoltà in questo lavoro?

FG: La difficoltà principale del lavoro di traduttore, in generale, è quella di far capire ai potenziali clienti la differenza fra un traduttore professionista ed uno improvvisato. Nella maggior parte dei casi i clienti non sanno quanto possa essere difficile tradurre un testo, tecnico o editoriale che sia. Non hanno idea di quali siano le conoscenze teoriche necessarie, al di là di quelle strettamente linguistiche. Troppo spesso pensano che un traduttore sia semplicemente una sorta di dizionario vivente, ma se così fosse i software di traduzione automatica avrebbero sostituito in tutto e per tutto i traduttori professionisti. Invece non è e non sarà mai così.

ad: E le maggiori soddisfazioni?
FG: Traducendo per clienti diretti mi è capitato di ricevere i complimenti non solo dal committente, ma addirittura dall’autore del testo. Queste sono le soddisfazioni più grandi.
Tuttavia se si ama profondamente il proprio lavoro, come nel nostro caso, si possono provare piccole soddisfazioni quasi quotidianamente. Ogni volta che si trova l’equivalente di un termine tecnico particolarmente raro o che si riesce a migliorare una frase o un periodo intricati o mal scritti nella lingua di partenza.

ad: Se tornassi indietro nel tempo, professionalmente, cosa cambieresti?
FG: Francamente non cambierei nulla. Faccio quello che ho sempre sognato di fare sin da ragazzina. Sono fortunata perché anche durante gli anni di studio universitario, prima in Italia e poi in Francia, sono sempre stata sostenuta da una grandissima passione per quello che stavo facendo. Quindi anche i momenti difficili sono stati superati grazie alla forza che mi riveniva dall’essere cosciente di star portando avanti un progetto che mi stava a cuore. Rifarei anche la facoltà di Lingue e Letterature straniere, perché anche se non mi è servita per formarmi come traduttrice dal punto di vista metodologico, mi ha permesso di conoscere bene le culture afferenti alle mie lingue di lavoro e di appassionarmi ad esse. La letteratura è un mezzo potentissimo in questo senso.

ad: Ci racconti un aneddoto divertente o tragico, o tragicomico!, legato alla tua professione?

FG: Per quanto riguarda la traduzione nell’industria del lusso, all’inizio ero io stessa la prima “vittima” dei testi di marketing interno che traducevo: i grandi marchi danno indicazioni ai loro addetti alle vendite riguardo come presentare i prodotti ai clienti per renderli attraenti; ebbene, io recepivo tutti questi discorsi mentre traducevo e alla fine ci scappava l’acquisto del prodotto che il marchio stava lanciando in quel momento! Insomma, restituivo al brand quello che mi avevano corrisposto per la traduzione!!!!
Per fortuna ci ho fatto quasi subito il callo e ora non succede più.

ad: Quanto contano per te moda e lusso nella tua vita privata?

FG: La moda per me conta nel senso che credo fermamente che sia un linguaggio non verbale molto forte ed efficace, perciò presto attenzione al modo in cui vesto e mi piace moltissimo giocare con gli stili, sfatando stereotipi e preconcetti legati a questo o a quel tipo di abbigliamento. Tuttavia non sono disposta a spendere cifre da capogiro per l’abbigliamento…per gli accessori, soprattutto scarpe e borse, è, aimè, un’altra cosa… In ogni caso, ciò che mi affascina del lusso è la qualità dei materiali e della fattura, l’artigianalità che si legge dietro una cucitura a mano ben fatta, dietro dettagli curatissimi ed esclusivi, dietro un certo tipo d’incastonatura di una pietra preziosa… Non amo il lusso come status symbol. Ecco perché non comprerei mai un’imitazione e perché sto attenta a dove e come vengono fabbricati gli articoli che acquisto.
Un’altra cosa che mi affascina del lusso è il tipo di comunicazione che ruota intorno ad esso, una comunicazione spesso fatta di estremi, di tabù infranti, di spregiudicatezza. Un universo spesso tenebroso, ma interessante dal punto di vista semiotico, perché parla del nostro tempo, delle sue ossessioni e dei suoi limiti.

ad: Quali altri ambiti di traduzione ti interessano e ti stimolano?
FG: Io sono molto affascinata dalla traduzione per il doppiaggio e il sottotitolaggio, ma per il momento è Raffaella l’esperta del settore!
Un altro campo che mi stimola molto, e per il quale ho avuto spesso occasione di tradurre, è l’arte contemporanea. Le fondazioni di arte create dai grandi brand del lusso internazionale, come Louis Vuitton, Cartier, Dior, organizzano o patrocinano diverse volte l’anno mostre d’arte contemporanea e quindi al traduttore per l’industria del lusso capita di doversi confrontare con testi che descrivono installazioni visionarie e intricate. 

Il tutto molto spesso senza immagini a disposizione! Ed ecco che il professionista sfodera i ferri del mestiere e parte alla ricerca di tutte quelle informazioni sull’artista e sull’opera in questione che possono aiutarlo a tradurre al meglio.

ad: Un paio di trucchi del mestiere ce li puoi rivelare?
FG: Io leggo le riviste specializzate, prima di tutto VOGUE e i suoi supplementi, come si farebbe con un libro oggetto d’esame all’università. Prendo appunti, appiccico Post-it. Questo è utilissimo per impregnarsi della fraseologia settoriale e intercettare nuovi termini e nuovi trend linguistici, che spesso nel settore della moda seguono le tendenze imposte dalle passerelle.
Un altro trucco è toccare con mano, il che, nel mio caso, significa parlare con gli addetti alle vendite, con gli artigiani – quando se ne ha l’opportunità – entrare nei negozi e guardare i prodotti da vicino, iscriversi alle newsletter dei brand e seguirli sui social network per essere sempre informati sulle novità. Si tratta di cose facili e divertenti da fare, ma che spesso si rivelano utilissime.


Grazie Floriana! E un grande in bocca al lupo!

http://paroledimoda.com/

2 commenti:

Alessandro la Donna ha detto...

Complimenti alle mie colleghe!!! Grande Annalisa e in bocca al lupo Floriana!
Alessandro la Donna

Annalisa Dolzan ha detto...

Hey! Grazie! VEdo solo ora il tuo commento. Grazie, Alessandro!