4 ottobre 2013

"Amato Bros, Quando il jazz nasce il Sicilia" - a tu per tu con il sottotitolatore, Alessandro la Donna

§ Buone notizie dal Sud  
Un documentario, l'entusiasmo di un fanciullo, il rigore di un professionista ci regalano una storia bella.

Passione e impegno, sogni, serietà e competenza: il sottotitolatore, traduttore e docente universitario Alessandro la Donna ci parlà di sé e del suo più recente progetto, la sottotitolazione del documentario "Amato Bros, Quando il jazz nasce il Sicilia", girato a Canicattini Bagni (in provincia di Siracusa) e prodotto da Extempora Srl con la regia di Giuseppe Di Bernardo.

ad:Vuoi illustrarci il tuo percorso accademico e professionale?

AlD: Da sempre ho avuto il sogno di diventare interprete e traduttore. Avevo sette anni circa quando vidi alla tv Olga Fernando. Chiesi a mio padre perché parlasse all'orecchio di un tizio che era ospite al Maurizio Costanzo Show (faceva chuchotage). Mio padre, teneramente, mi rispose che "parlava in inglese". Restai affascinato! Sono nato in una famiglia molto umile, composta da sei persone: mio padre muratore, mia madre sarta e quattro figli – me compreso – nati nell'arco di sei anni. Nonostante l'amore incondizionato dei miei, l'università era fuori discussione; motivo per il quale scelsi di iscrivermi all'Istituto Tecnico Commerciale di San Severo, città dove ho vissuto fino al giorno in cui ho intrapreso il percorso universitario. Erano i tempi in cui bisognava ottenere un diploma che prima, almeno prima, ti dava l'occasione già di intraprendere una carriera lavorativa. Ottenuto il diploma, i miei mi diedero l'opportunità di iscrivermi all'università: felicissimo, inizio a realizzare il mio sogno e mi iscrissi all'Università di Traduttori e Interpreti di Pescara. 
Il mio primo ricordo? Mi sentivo un bimbo al suo primo giorno di scuola. I docenti parlavano di traduzione e interpretazione, quello che ho sempre amato. Alla fine dei tre anni arrivò il momento di scegliere l'argomento per la tesi di laurea. Volevo mettermi in gioco e provare a cimentarmi in un lavoro diverso dalla "solita" traduzione di un testo. Allora mi venne in mente di tradurre in italiano un cortometraggio franco-arabo, vincitore del Film Festival EuromedCafé, e quindi di sottotitolarlo. La mia tesi era quindi il mio primo approccio – inconscio di sicuro – alla traduzione audiovisiva. Avevo paragonato le due tecniche più utilizzate di traduzione audiovisiva: il doppiaggio e il sottotitolaggio (o sottotitolazione).
Finita la triennale, m'iscrissi all'Università di Macerata al corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Posso affermare che è stata una delle scelte migliori che io abbia potuto fare. Ho avuto l'occasione di incontrare docenti preparati, veri professionisti del settore. Con loro mi sembrava ogni giorno di toccare con mano il mondo del lavoro. Già durante il primo anno la presidente del mio corso di laurea, la Professoressa Daniela Fabiani, mi propose di insegnare italiano per un anno accademico in due università della Tunisia: spaventato, accettai. Al ritorno dall'esperienza tunisina, il mio relatore di tesi – oggi un carissimo amico – Carlo Eugeni (docente di interpretazione francese e traduzione audiovisiva francese) mi propose di lavorare per cinque mesi a Parigi per un'azienda di sottotitolazione e doppiaggio. Ovviamente accettai.
Dopo l'esperienza parigina, lo stesso professore mi propose di trasferirmi a Roma e lavorare come sottotitolatore per il televideo RAI. 
Inizia così la mia esperienza nella capitale, dove sottotitolavo i programmi delle tre reti RAI (Rai Uno, Rai Due e Rai Tre) in italiano, la pagina 777 per sordi e sordastri, e in inglese, la pagina 778 per gli stranieri in Italia.

È stata un'esperienza fantastica che mi ha dato modo di mettere in pratica tutte quelle conoscenze teoriche apprese durante i percorsi accademici. Inoltre collaboro a un progetto internazionale dal nome DTV4ALL – Digital Television for All – in cui, insieme a Carlo Eugeni, rappresento il nostro Paese. Il progetto, sulla leggibilità dei sottotitoli, è stato poi lo spunto per la mia tesi di ricerca magistrale in cui ho provato a espormi in prima persona, proponendo delle regole per una corretta sottotitolazione per sordi e udenti.
La mia vita professionale, e non, mi ha portato a Trento, dove impartisco corsi accademici di traduzione audiovisiva intralinguistica (italiano per stranieri e per sordi) e interlinguistica (in inglese e francese). 

ad:Cosa ti ha spinto a questa scelta, e, dopo tanti anni, quali aspettative sono state esaudite e quali disattese?
AlD: Sinceramente non saprei cosa rispondere... Forse potrei solo dire che inseguendo il sogno dell'interprete e traduttore, se ne è aggiunto un altro che non è completamente diverso da quello che mi auguravo. Mi spiego: sono sicuro, e non sono il solo a dirlo, che un buon sottotitolatore è (deve essere!) un esperto anche di traduzione e interpretazione perché di queste ultime discipline si parla. La sottotitolazione è traduzione audiovisiva! Si tratta di tradurre un testo audiovisivo, quindi un testo che oltre alla componente verbale, presenta anche aspetti extra-linguistici da "tradurre" e adattare in base alla tipologia di spettatore.
Quindi, per tornare alla domanda, forse posso dire che mi è capitata questa strada e un po' me la sono cercata. Tutto è andato come volevo... Forse la ciliegina sulla torta, sarebbe quella di svolgere il mio lavoro all'estero... Ho 31 anni e forse posso ancora sperare in qualche cambiamento, no?

ad: Cambieresti qualcosa?
AlD: In generale, no. A volte penso che se avessi saputo quale sarebbe poi stato il mio percorso accademico e professionale, avrei frequentato il liceo linguistico e non la ragioneria, ma visti i traguardi raggiunti forse non è stato un neo così grande nel mio percorso formativo, anzi sono abbastanza bravo (e sottolineo "abbastanza") in matematica. Può sempre tornare utile, no? 



ad: Parliamo del documentario: ci puoi dire come si è svolto il lavoro e raccontare quali sono stati i momenti di maggiore difficoltà e gli aspetti più soddisfacenti?
AlD: Il documentario "Amato Bros, Quando il jazz nasce il Sicilia" è prodotto da Extempora Srl con la regia di Giuseppe Di Bernardo. È proprio quest'ultimo che mi contatta chiedendomi di adattare la traduzione in inglese del documentario, svolta da Amanda Nadalini, ai sottotitoli.
Il documentario, girato a Canicattini Bagni in pronvincia di Siracusa, racconta dei tre fratelli jazzisti Elio, Alberto e Sergio. La loro attività musicale esplode alla fine degli anni ottanta con la vittoria del Jazz Contest a Milano, concorso dedicato ai nuovi talenti del jazz italiano. Il trio si afferma in seguito nel panorama italiano ed europeo. Nel 2003 però accade l’irreparabile. L’ascesa della formazione viene bruscamente interrotta dalla morte di uno dei fratelli, il batterista Sergio, per un incidente stradale. L’attività concertistica viene interrotta. Per oltre un anno il trio non suona, ma poi la musica li fa ripartire.
Il lavoro, per quanto concerne la mia fase almeno, si è svolto in maniera abbastanza veloce. In pochi giorni, come spesso accade, ho adattato alle regole della sottotitolazione la traduzione in inglese. In questi casi sono tanti gli aspetti da prendere in considerazione: di quale tipologia testuale si tratta? A chi è rivolto? Quali sono le aspettative/desideri del regista? Queste, e altre domande, sono necessarie al fine di creare sottotitoli funzionali e fruibili (in gergo leggibili). Non c'è stato un vero e proprio momento di difficoltà. Uno dei limiti presenti nella sottotitolazione è quello spazio-temporale, cioè far rientrare in un tot di caratteri, in un tot di righe e in un tot di tempo, il testo pronunciato dal personaggio del testo audiovisivo. 
L'aspetto più soddisfacente è anche quello di vedere il tuo prodotto finito su DVD. Purtroppo, e forse questo è uno degli aspetti "negativi" di questa professione, il testo audiovisivo sul quale si lavora viene analizzato e tradotto non secondo dopo secondo, ma frame dopo frame. Questa attenzione accurata è necessaria per garantire un'ottima sincronizzazione tra testo di partenza – il video – e la traduzione – i sottotitoli. Alla fine che cosa succede? Succede che spesso non riesco a fruire di un film sottotitolato perché divento supercritico. Inoltre, e sono consapevole che questo sia più grave, spesso quando qualcuno mi parla, penso a come l'avrei sottotitolato! Inizio a chiedermi "come avrei reso questa espressione che ha appena usato? E questo modo di dire? E come avrei adattato? In quanti sottotitoli avrei espresso questo pensiero?"

 
ad: È possibile fare un raffronto tra questa professione in Italia ed altri paesi?
AlD: Purtroppo questa è una domanda alla quale devo rispondere "sì". Mi spiego. È risaputo come la sottotitolazione abbia diversi scopi. Nei Paesi come Belgio, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Galles, Grecia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia e Ungheria si sottotitola per due ragioni: perché non si riesce a sostenere il costo elevato del doppiaggio di circa dieci volte più alto del sottotitolaggio o per ragioni culturali e purismo linguistico, cioè conservare l'integrità linguistica del Paese. 
Durante i miei anni di studio e ricerca, ho dovuto riconoscere che a essere più predisposti all'apprendimento delle lingue straniere sono gli abitanti dei Paesi in cui si sottotitola, ma non solo. 
Il doppiaggio – a mio avviso – ha reso l'italiano un uomo pigro: non ama leggere e non è predisposto all'apprendimento delle lingue straniere. So che può sembrare un luogo comune, ma purtroppo non lo è. Spesso ci meravigliamo di come alcuni stranieri che vivono in Italia, provenienti da realtà meno fortunate della nostra, siano abili a parlare l'italiano o comunque ci riescano in breve tempo. Una delle ragioni è che loro sono abituati da piccoli, nel loro Paese, a "leggere" la televisione e non ad "ascoltarla" come facciamo noi. Durante il progetto che ho citato prima, DTV4ALL, ho somministrato diversi questionari a udenti e sordi: alla domanda preferisci un film doppiato o sottotitolato?, posta ovviamente solo agli udenti, il 90% ha risposto che se sa che c'è un film sottotitolato, cambia canale perché non ha voglia di leggere. 
Sono tanti i risvolti negativi di questa pigrizia: mancanza di allenamento alla lettura, incapacità o difficoltà all'apprendimento delle lingue straniere e giudizio negativo sul film in questione. Quando nel 2004 nelle sale cinematografiche uscì il film di Mel Gibson, "La Passione di Cristo" (The Passion the Christ), tanti furono i commenti negativi sul film nelle sale cinematografiche, in Internet e tra amici e parenti, solo perché il film era quasi interamente sottotitolato, quindi la trama passava in secondo piano o addirittura non era presa in considerazione.


ad:Cosa vorresti cambiasse nel tuo settore professionale?
AlD: La mia è una vera e propria polemica! Uso volontariamente il termine "polemica" che deriva dal greco polemikos, che significa "attinente alla guerra", e designa quindi una sorta di guerra, per lo più verbale, condotta contro un avversario detto bersaglio della polemica. Vorrei che questo lavoro fosse svolto da chi è davvero in grado di svolgerlo.  
Il mercato dell'interpretazione e della traduzione in generale (quindi incluso il sottotitolaggio) è in crisi e quindi malpagato perché ci sono tanti, troppi, che si improvvisano traduttori, interpreti, sottotitolatori, mediatori linguistico-culturali e altro proponendo tariffe bassissime. Così facendo, se un professionista propone una tariffa giusta al committente, quest'ultimo si rivolge a chi offre di meno, proprio come a un'asta in cui si gioca al ribasso! Il mio discorso non vuole essere puramente economico, ma anche mirato alla qualità. Perché non crediamo al fatto che metodi a basso costo ci facciano perdere peso facendoci diventare belli e affascinanti? Andremmo mai su un lettino di sala operatoria sapendo che il chirurgo che opererà su di noi non è esperto? Credo che la qualità sia importante in tutti i settori, tutti! Un muratore che costruisce male, prima o poi farà crollare qualche casa. Chi non è esperto credo che dal punto di vista lavorativo abbia vita breve, ma nel frattempo toglie lavoro a chi lo sa fare. Il risultato di ogni lavoro svolto è soggetto al giudizio di tutti. Se una rinoplastica non riesce bene, lo vediamo tutti e quel chirurgo perderà molti clienti. Il risultato sarà che quel chirurgo terminerà presto la sua carriera, ma avrà allo stesso tempo generato paure infondate sulla rinoplastica in generale e chi dovrà farla teme forse paure infondate perché un chirurgo esperto farà un buon lavoro. 





ad: Che sogni custodisci nel cassetto?
AlD: Sinceramente sono in una fase di vita particolare. Due mesi fa sono convolato a nozze e nei progetti a breve termine c'è quello di iniziare ad allargare la famiglia... con un cane! Scherzo, un figlio sarebbe il benvenuto ora. Dal punto di vista professionale è un periodo particolare un po' per tutti e quindi rischio di dire cose che già sentiamo quotidianamente alla tv o apprendiamo dai giornali. La crisi ha colpito tutti i settori, nessuno escluso. Anche quello delle lingue ha subìto un calo nella domanda e purtroppo la situazione attuale del nostro Paese non ci fa sperare in una immediata svolta positiva. Il mio carattere mi porta a essere spesso ottimista e a non arrendermi mai. Credo che nonostante la giovane età, abbia raggiunto diversi successi e credo di poterne andare fiero. Mi dispiace dirlo, ma vorrei lavorare all'estero. Lo dico a malincuore perché mi dispiace dover sperare che non sia l'Italia a darmi da vivere. Per me è già stato triste dover lasciare la mia amata Puglia, pensare di lasciare l'Italia... Il mio sogno è quello di avere una vita tranquilla, modesta. Non voglio diventare un avido ricco che non mette al primo posto i valori: sono uomo del sud io! Purtroppo qui in Italia non si è sempre disposti a pagare la qualità... Non faccio tanti progetti, perché ho provato sulla mia pelle che fare progetti non ha senso. Tutto va come deve andare. Certo, una mano al destino gliela do un po' anch'io.
Una cosa che di sicuro voglio continuare a fare è interfacciarmi con il "mondo sordo". Grazie a mia sorella Anna la Donna, interprete di lingua dei segni (LIS), ho avuto modo di capire che i sordi (non si dice "non udenti") sono persone alle quali manca solo l'udito ovviamente. Ne ho conosciuti tanti grazie a mia sorella e al progetto e la cosa che spesso mi dicono è Perché non si sottotitola tutto? Perché non si capisce che noi non possiamo accedere alla tv se non con i sottotitoli? È triste dover rispondere che si decide di non soddisfare le loro richieste per questioni meramente economiche. Ho saputo pochi giorni fa che in alcune realtà scolastiche è stata sospesa l'assistenza agli alunni audiolesi e che dovrebbero essere le famiglie a farsi carico dell'intera spesa economica del servizio. Credo che in un mondo dove c'è tanto spreco, si possa trovare una soluzione anche per loro. Ci sono tante idee sbagliate sui sordi. Uno degli errori più frequenti è pensare che un sordo sia anche muto, che cosa c'entra? Mi fermo qui.

ad: Ci vuoi raccontare un aneddoto legato alla tua carriera?

AlD: Lo racconto spesso ai miei studenti all'università. Quando lavoravo per la RAI, sottotitolavo tutti i programmi delle tre reti: documentari come Superquark, Voyager, fiction come Un Posto al Sole, telegiornali e cartoni animati, tipologia più difficile. Spesso mi capitava di sottotitolare La Casa di Topolino su Rai Due. Mi capitò un episodio in cui c'era Paperino che cantava una canzone di circa due minuti... Il panico! Era incomprensibile! Non riuscivo a capire nulla e non sapevo cosa scrivere. Cosa si fa in questi casi? Bisogna porsi la domanda Chi legge questi sottotitoli? La risposta è "purtroppo chi ha un deficit uditivo". Cosa potrei fare? Ricreare una canzone (perché dalle immagini si capiva che stava cantando) ovviamente in rima. Quindi ho dovuto letteralmente inventare una canzone di due minuti, divertente, in linea con il contesto (Paperino cantava mentre era al timone di una barca), in rima e che andasse a ritmo con l'apertura del becco arancione (sincronismo labiale) di Paperino. Un'esperienza indimenticabile!

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AlD: Per molto tempo il sottotitolaggio è stato definito in maniera piuttosto negativa, come traduction subordonnée et inférieure à sa source originale. Già nel febbraio del 1977 sulla rivista francese “La Revue du Cinéma, Image et Son” Denis Auboyer, Presidente dell’ UniFrance Films, definiva il sottotitolaggio un mal nécessaire. Ci sono casi in cui, come per i sordi, questo "male" è appunto necessario. Se viene creato da gente non esperta, non qualificata, i sordi non potranno fruire di un prodotto a loro dedicato. Quindi bisognerebbe riflettere sull'inutilità del prodotto stesso.
Tengo a ribadire che l’interpretazione e la traduzione non sono fine a se stesse. La sottotitolazione è strettamente legata a queste due arti. Voglio condividere con voi un pensiero che mi dedicò, durante gli studi accademici, la bravissima interprete Olga Fernando: "Caro Alessandro, non smettere mai di studiare, approfondire, perfezionare le lingue e gli argomenti da trattare. Affronta questo mestiere con serietà e consapevolezza. Il nostro è un lavoro da artigiani che richiede passione e umiltà. In bocca al lupo, Alessandro!” Questo suo pensiero mi ha accompagnato durante i miei studi e le mie esperienze lavorative. Ancora oggi è vivo nella mia mente.
Grazie Annalisa!

ad: piacere mio! Buon lavoro e in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!

 

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